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La prima domanda

sabato 12 aprile , 2008

Giorno dopo giorno mi accorgo che nel mercato in cui opero (web marketing) c’è un problema di fondo che a mio avviso non è affrontato in modo adeguato dagli addetti al settore, in primis le web agency.

L’approccio più o meno simile alla richiesta di un potenziale cliente per un nuovo sito è: “Come lo vuole? Cosa ci deve essere? Lo facciamo rosso bordeaux con inserti in radica?”

Per me, che senza un piano strategico non vado nemmeno al bagno, è una cosa allucinante e la motivazione è molto semplice: la rete è lo strumento più potente per comunicare a costi ridottissimi.
Il tutto si può tramutare facilmente in guadagno, ma se non definiamo un obiettivo da raggiungere tramite il sito (ma lo stesso discorso vale per un logo, una brochure…) all’azienda non rimarrà altro che un costo.

A cosa serve un sitarello chisiamodovesiamocontattaciinostriprodotti all’impresa che lo commissiona? Che valore aggiunto da? Al massimo un www in più nel biglietto da visita.

A mio avviso le prime domande da porre in ordine sparso dovrebbero essere:

  • Perchè volete un sito? che obiettivi vi prefiggete?
  • Qual è il mercato di riferimento? Qual è il target della clientela?
  • Quali sono i prodotti/servizi di punta?

Un sito web deve ripagarsi da solo, sotto forma di vendite,di nuovi contatti, di affermazione del brand. 

Se non succede questo, ecco che l’imprenditore medio vedrà solo come un esborso di denaro questa operazione e per tanto si approccierà  di conseguenza con chi produce questo servizio, mettendo sullo stesso piano una web agency e il figlio del salumiere, puntando sul costo minore.

Il valore aggiunto non è la grafica curata, non è il motore di ricerca efficace, ma i risultati concreti che porta questo strumento. 
Se in testa c’è tutto questo, sorgerà sicuramente una nuova domanda: come lo promuovo? 
E qui si aprono molti scenari variegati, più o meno efficaci, ma che avranno sempre e solo una parola al centro dell’offerta: obiettivi.

Voi con un nuovo cliente cosa fate?

4 commenti leave one →
  1. rantasipi permalink
    sabato 12 aprile , 2008 3:15 pm

    Il problema che sollevi è reale, ci mancherebbe. Purtroppo però gran parte della comittenza è affetta da “me too” e questo è dovuto al sotanziale provincialismo imprenditoriale che ammorba questo paese, dove generalmente tutti sono buoni/ottimi produttori scarsamente orientati gli investimenti in comunicazione.
    Si finisce così con un cliente che chiama e vuole un sito, a quel punto l’agenzia propone di farne uno strumento strategico che avrà ovviamente costi diversi rispetto al sito fatto dal figlio del salumiere. Il cliente prima apprezza, poi nicchia, e infine ti risponde “ma tutti sti soldi? a me basta una pagina “chi siamo” e una per i contatti”. L’agenzia a quel punto ha due alternative: immolarsi dinanzi al rischio di vedere un’altra volta oltraggiato il proprio ruolo di consulente, o prendere l’ennesimo lavoro da aggiungere al portfolio dei lavori senza “case history”.🙂

  2. sabato 12 aprile , 2008 3:38 pm

    Infatti, il discorso è molto più ampio.
    A fine mese bisogna pagare le bollette, quindi anche il sito senza pretese va bene.
    Ma il mio pensiero verte soprattutto sul rapporto con il cliente: se l’offerta diventa “ti faccio spendere tot, ma dopo guadagnerai tot” non credi che un pensierino in più lo farà?

  3. rantasipi permalink
    domenica 13 aprile , 2008 4:02 pm

    Guarda, personalmente ho con i clienti un approccio propositivo e poco dispositivo, al punto che il mio socio mi rimprovera in continuazione scarsa elasticità.
    Sono anche un pessimo venditore, nel senso che se non so sto zitto, ma quello che dico, generalmente, non è campato per aria, ma frutto di argomenti che a me paiono più che concreti e dimostrabili.

    Purtroppo però non sempre il cliente è un animale razionale e “l’investimento” lo percepisce fondamentalmente come una spesa. Il che se vuoi è la misura di una tragedia, benché sia comprensibile dato che l’Italia non è mai stata un paese di capitalisti, ma di gente poco avvezza al rischio e più abituata a chiedere “garanzie” – cosa che nel mondo anglosassone, ad esempio, è quasi inconcepibile.
    E d’altra parte, bastasse la ragione a dissolvere l’ovvio certi discorsi non ci si ritroverebbe nemmeno a farli.

Trackbacks

  1. libero…. « Opera Omnia

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